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dalla Sanità alla Salute

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La partecipazione alla sicurezza nel contesto lavorativo

Il fenomeno infortunistico in Italia

L'ambiente di lavoro espone il lavoratore a fattori di rischio che possono determinare due tipi di danno alla persona: l'infortunio e la malattia professionale.
Le dimensioni globali di tali fenomeni presentano aspetti preoccupanti. Basti pensare che nel 2005 ci sono stati ogni giorno circa 2573 infortuni sul lavoro di cui 1263 mortali (3 morti sul lavoro al giorno, feste incluse), per un costo economico complessivo variabile tra il 3% e il 4% del nostro PIL (Prodotto Interno Lordo) circa 26 miliardi di euro.
Le principali fonti a disposizione per l'analisi del fenomeno sono rappresentate dalle statistiche pubblicate dall' INAIL (Istituto Nazionale per l'Assicurazione degli Infortuni sul Lavoro). A questo proposito bisogna tener conto del fatto che tali dati riguardano esclusivamente gli infortuni denunciati, limitando di fatto il valore di queste statistiche e fornendo una lettura solo parziale del fenomeno. Non si tiene, dunque, conto degli incidenti "in franchigia" (non indennizzati dall'INAIL perché di durata inferiore a tre giorni), degli infortuni-medicazione (in cui l'abbandono del posto di lavoro è limitato nel tempo), degli incidenti che non determinano danni alle persone e di quelli riferiti a lavoratori non regolarmente assunti.

Il problema dei costi legati agli infortuni

Al di là delle ovvie considerazioni di ordine etico, il problema degli infortuni è anche un gravoso problema di costi che incidono nell'ambito sociale e nell'ambito d'impresa. Nell'ambito sociale gli infortuni determinano:

  • costi per i lavoratori che hanno perso totalmente o parzialmente la loro capacità lavorativa;
  • costi per le cure, la rieducazione, la reintegrazione dei lavoratori infortunati;
  • oneri per l'assistenza delle famiglie degli infortunati, ecc.;
  • maggiorazione del costo dei prodotti industriali e conseguente incidenza sui costi della vita per effetto dell'aggravio sui bilanci aziendali;
  • oneri derivanti dai danni inflitti all'ambiente e alle risorse naturali (spesso irreversibili).

Nell'ambito aziendale gli infortuni determinano costi diretti (le retribuzioni fornite durante il periodo di assenza per infortunio) e costi indiretti (che si disperdono in varie voci della contabilità aziendale). Il costo reale dovuto agli infortuni sul lavoro, allora, è di gran lunga superiore a quello apparente, che non tiene conto dei cosiddetti costi occulti.
Tali costi si riferiscono a:

  • costi salariali (tempo perso dalla vittima e dai colleghi che hanno interrotto il loro lavoro, dal personale sanitario, dal personale tecnico a cui spettano le riparazioni dei macchinari, ecc.);
  • costi dovuti all'aumento delle spese di gestione del personale (assunzione di un sostituto temporaneo o definitivo; formazione fornita ai sostituti);
  • costi materiali (riparazione o sostituzione di attrezzature danneggiate, rischio di ritardare consegne o perdere commesse, aumento delle polizze assicurative per la voce “distruzione materiali”);
  • altre spese (per perizie, assistenza legale o penale, ecc.).

Integrazione della prevenzione nel sistema di gestione aziendale

Per far fronte al rischio infortunistico e prevenire l'insorgere di un nuovo quadro di rischi, legato al continuo evolversi delle tecnologie e delle forme di lavoro, dalla metà degli anni ottanta, sono state adottate a livello comunitario una serie di misure organizzative, suggerendo ai datori di lavoro l'attuazione di un sistema gestionale specifico, che si pone come obiettivo la sicurezza e la salute dei lavoratori.
Alla base di queste misure c'è la consapevolezza del valore strategico della prevenzione, intesa come un'opportunità di creare
condizioni tali per cui l'incidente sul lavoro non si verifichi.Tale sistema di gestione deve essere costruito in tutti i luoghi di lavoro, ovviamente tenendo conto delle caratteristiche specifiche dell'impresa.
Per quanto riguarda l'Italia, il Decreto Legislativo 626\94, che recepisce una serie di direttive europee in merito ai temi della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, rappresenta un buon tentativo di affrontare la questione. Il Decreto, nel considerare le aziende come sistemi gerarchici, le cui parti interagiscono fra loro, condividono gli obiettivi di salute e benessere e si scambiano materia e informazione, prevede una serie di figure professionali (Medico Competente (MC), Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS), Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP), Rappresentante Territoriale dei Lavoratori per la Sicurezza (RLST), ecc.), di norme aziendali e di comportamento mirate proprio al mantenimento della sicurezza e alla prevenzione del rischio nei luoghi di lavoro.
Il decreto ribadisce, dunque, la definizione del luogo di lavoro come di un posto sicuro, in cui il lavoratore ha la possibilità di realizzare se stesso, senza correre rischi per la sua salute fisica e mentale.

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