L'ambiente di lavoro espone il lavoratore a fattori di rischio che possono determinare due tipi di danno alla persona:
l'infortunio e la malattia professionale.
Le dimensioni globali di tali fenomeni presentano aspetti preoccupanti. Basti
pensare che nel 2005 ci sono stati ogni giorno circa 2573 infortuni sul lavoro
di cui 1263 mortali (3 morti sul lavoro al giorno, feste incluse), per un costo
economico complessivo variabile tra il 3% e il 4% del nostro PIL (Prodotto
Interno Lordo) circa 26 miliardi di euro.
Le principali fonti a disposizione per l'analisi del fenomeno sono rappresentate
dalle statistiche pubblicate dall' INAIL (Istituto Nazionale per l'Assicurazione
degli Infortuni sul Lavoro). A questo proposito bisogna tener conto del fatto
che tali dati riguardano esclusivamente gli infortuni denunciati, limitando di
fatto il valore di queste statistiche e fornendo una lettura solo parziale del
fenomeno. Non si tiene, dunque, conto degli incidenti "in franchigia" (non
indennizzati dall'INAIL perché di durata inferiore a tre giorni), degli
infortuni-medicazione (in cui l'abbandono del posto di lavoro è limitato nel
tempo), degli incidenti che non determinano danni alle persone e di quelli
riferiti a lavoratori non regolarmente assunti.
Al di là delle ovvie considerazioni di ordine etico, il problema degli infortuni è anche un gravoso problema di costi che incidono nell'ambito sociale e nell'ambito d'impresa. Nell'ambito sociale gli infortuni determinano:
Nell'ambito aziendale gli infortuni determinano costi diretti (le retribuzioni fornite durante il periodo di assenza per infortunio) e costi indiretti
(che si disperdono in varie voci della contabilità aziendale). Il costo reale dovuto agli infortuni sul lavoro, allora, è di gran lunga superiore a quello apparente,
che non tiene conto dei cosiddetti costi occulti.
Tali costi si riferiscono a:
Per far fronte al rischio infortunistico e prevenire l'insorgere di un nuovo
quadro di rischi, legato al continuo evolversi delle tecnologie e delle forme di
lavoro, dalla metà degli anni ottanta, sono state adottate a livello comunitario
una serie di misure organizzative, suggerendo ai datori di lavoro l'attuazione
di un sistema gestionale specifico, che si pone come obiettivo la sicurezza e la
salute dei lavoratori.
Alla base di queste misure c'è la consapevolezza del valore strategico della
prevenzione, intesa come un'opportunità di creare
condizioni tali per cui l'incidente sul lavoro non si verifichi.Tale sistema di
gestione deve essere costruito in tutti i luoghi di lavoro, ovviamente tenendo
conto delle caratteristiche specifiche dell'impresa.
Per quanto riguarda l'Italia, il Decreto Legislativo 626\94, che recepisce una
serie di direttive europee in merito ai temi della salute e della sicurezza nei
luoghi di lavoro, rappresenta un buon tentativo di affrontare la questione. Il
Decreto, nel considerare le aziende come sistemi gerarchici, le cui parti
interagiscono fra loro, condividono gli obiettivi di salute e benessere e si
scambiano materia e informazione, prevede una serie di figure professionali
(Medico Competente (MC), Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS),
Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP), Rappresentante
Territoriale dei Lavoratori per la Sicurezza (RLST), ecc.), di norme aziendali e
di comportamento mirate proprio al mantenimento della sicurezza e alla
prevenzione del rischio nei luoghi di lavoro.
Il decreto ribadisce, dunque, la definizione del luogo di lavoro come di un
posto sicuro, in cui il lavoratore ha la possibilità di realizzare se stesso,
senza correre rischi per la sua salute fisica e mentale.