L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha tra le sue finalità
l'identificazione e la classificazione delle malattie. L'ICD (International
Classification of Disease) è la classificazione delle patologie in base alle
caratteristiche anatomo-fisiologico-eziologiche.
Nel corso degli anni, essa ha subito una serie di revisioni e di aggiornamenti
tanto da contare ben 10 versioni successive, che hanno consentito di intendere
lo stato di salute di una persona sia in senso strettamente bio-medico che in
senso bio-psico-sociale.
Il percorso metodologico ed epistemologico si è sviluppato in tre stagioni
differenti:
- la prima caratterizzata dai lavori preliminari che si sono conclusi con lo sviluppo dell'ICIDH ;
- la seconda con l'aggiornamento e la revisione di quest'ultima;
- la terza, infine, con i lavori che hanno portato al superamento dell'ICIDH ed alla stesura dell'ICF
(International Classification of Function, Disability and Health).
L'ICDH è risultata necessaria nell'analisi delle conseguenze associate alle
varie forme morbose. La logica di questo strumento è fondata sulla
tripartizione: menomazione, disabilità ed handicap.
La menomazione è intesa come qualunque disturbo psichico o fisico del soggetto;
la disabilità è la limitazione comportata dalla menomazione; l'handicap è una
condizione di svantaggio vissuta da una determinata persona in conseguenza di
una menomazione/disabilità che limita o impedisce la possibilità di ricoprire il
ruolo normalmente proprio a quella persona in relazione all'età, al sesso e ai
fattori socioculturali.
L'ICIDH è stato criticato per aver inteso il mondo fisico e sociale come fisso e
immutabile e per non aver riconosciuto la presenza di barriere o al contrario di
facilitatori ambientali/sociali.
La revisione dell'ICDH, che ha condotto alla stesura dell'ICF, si è basata su
nuovi principi, rappresentati dall'Universalità delle funzioni umane; dalla
considerazione dell'Ambiente; dall'uso di un linguaggio neutrale; dal
superamento della dicotomia mente/corpo a favore di un modello bio-psico-sociale
L'ICF non punta a classificare le malattie bensì le "componenti delle salute".
Alla unidirezionalità menomazione-disabilità-handicap, l'ICF contrappone la
varietà di interrelazioni tra le dimensioni dello stato di salute di una persona
in un preciso momento della sua vita. Il concetto di menomazione si evolve nei
termini di Funzioni e Strutture corporee e quello di disabilità e di handicap in
quelli di Attività e Partecipazione. Inoltre, la classificazione considera tutti
i possibili Fattori ambientali e personali in cui e con cui il soggetto
interagisce.
Gro Harlem Brundtland, Direttore Generale dell'OMS, si è così espressa sull'ICF:
"descrive che cosa una persona disabile è in grado di fare o non fare. Poiché ha
classificato tutte le possibili funzioni e le strutture del corpo, le attività e
la partecipazione entro un codice standard, l'ICF misura la salute in maniera
standard ai fini di una condivisione concettuale tra popoli, comunità e paesi.
In breve ci offre uno strumento per creare un profilo completo della salute
dell'individuo e delle inabilità in tutte le sfere della vita. L'ICF elenca
inoltre i "fattori ambientali", le caratteristiche nel mondo che rendono o meno
abili gli individui. Misurando lo stato di salute e la disabilità potrà essere
possibile quantificare la perdita di produttività e il suo impatto nella vita
delle persone in qualsiasi società. Possiamo valutare i cambiamenti nel tempo ed
avere un quadro di quanto le persone sane perdano in funzionalità, dove siano i
reali problemi e dove possano fare progressi. In altre parole, l'ICF può essere
usato per misurare i risultati di salute. L'ICF può sembrare una semplice
classificazione della salute, ma può essere usata per numerose finalità, tra le
quali, la più importante è il suo uso come strumento di programmazione politica
ed economica."
Lo strumento esige un lavoro multi-professionale in grado di garantire
un'analisi olistica della persona e permettere l'interazione tra singoli
professionisti e tra diverse istituzioni.
Dal 2006, l'OMS ha prodotto la versione dell'ICF per l'età evolutiva.
Lo conoscenza e la diffusione dell' ICF in Italia è assicurata da una rete di
Centri e di operatori che costituiscono il Disability Italian Network (DIN), a
partire dal 1998.
L'A.S.L. n.4 di Matera, nei giorni 27 e 28 novembre, ha organizzato due edizioni
del "corso base ICF" rivolto a 60 operatori della riabilitazione comprendenti
medici, psicologi, fisioterapisti, logopedisti, educatori professionali ed
assistenti sociali.
Il corso è stato tenuto dal dott. Alessandro Cosentino, Dirigente Medico del
Presidio di Riabilitazione Extraospedaliera Centro Polifunzionale Don Calabria
di Verona e referente del DIN.
L'evento formativo ha riguardato principalmente:
- - la famiglia delle classificazioni OMS;
- - il contesto internazionale in cui si è svolto il processo di messa a punto della classificazione;
- - la funzionalità e la spendibilità dell'ICF nell'ambito socio-sanitario.
Anche a Potenza, lunedì 21 gennaio 2008, presso l'ambulatorio di
Neuropsichiatria infantile dell'
U.O. di Pediatria dell'azienda ospedaliera
"San Carlo", si è tenuto un altro corso "base" ove hanno partecipato piccole
équipe
multiprofessionali provenienti dall'ASL 1 di Venosa, ASL 3 di Lagonegro, ASL 5
di Montalbano Jonico e
A.O. "San Carlo". Il relatore è stato il dott. Guido
Fusaro, neuropsichiatra infantile dell'ASL di Biella.
A Matera, i giorni 31 gennaio, 1 e 2 febbraio 2008, si terrà un corso "livello
avanzato" che interesserà 30 operatori in possesso del livello base. Per tale
edizione, interverrà il dott. Cosentino.
Il fine di questo percorso formativo è l'utilizzo dello strumento di
classificazione nel network della neuropsichiatria infantile della Regione
Basilicata.
Il percorso è senza dubbio lungo e non privo di difficoltà ma ogni fatica
produce sempre dei buoni risultati.
dott Rocco Di Santo
Sociologo del DINPEE