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La sindrome di Franti.

di Carlo Calzone - Direttore del DINPEE

"… trema davanti a Garrone, e picchia il muratorino perché è piccolo; tormenta Crossi perché ha il braccio morto; schernisce Precossi che tutti rispettano, burla perfino Robetti, quello della seconda, che cammina con le stampelle per aver salvato un bambino…. Provoca tutti i più deboli di lui, e quando fa a pugni, si inferocisce e tira a far male. Non teme nulla, ride in faccia al maestro, ruba quando può, nega con una faccia invetriata, è sempre in lite con qualcheduno, si porta a scuola degli spilloni per punzecchiare i vicini…"

Il Franti del libro Cuore di Edmondo De Amicis (1886) si aggira ancora nelle nostre scuole e la descrizione del "Disturbo della Condotta" che troviamo nei Manuali Diagnostici Psichiatrici sembra calzargli a pennello.
Forse al giorno d'oggi non potremo più proporre per lui l'espulsione da tutte le scuole del Regno e la detenzione in una struttura correzionale, ma come il buon maestro Perboni ed i genitori ci ritroveremo incapaci di gestirlo a scuola e a casa. Fortunatamente le stime epidemiologiche parlano di un disturbo della condotta su diecimila ragazzi, ma quando il comportamento persiste da più anni le normali strategie educative, le terapie psicologiche, i farmaci si rivelano sempre inefficaci a modificarlo.
I disturbi della condotta strutturati, anticamera dei comportamenti antisociali in età adulta, infatti non rispondono alle terapie convenzionali, così come sembrano sfuggire ai nostri consueti modelli interpretativi sociali o psicologici, che non riescono a comprendere le ragioni della mancanza di empatia, della cattiveria gratuita ed esagerata di questi bambini e ragazzi.
Solo interventi prolungati, intensivi che coinvolgano il ragazzo, il nucleo familiare e tutto l'ambiente che li circonda possono, almeno in parte, ridurre la gravità dei sintomi e della prognosi in età adulta.
Questi disturbi sono quasi sempre preceduti da comportamenti iperattivi e aggressivi in scuola materna, sottovalutati da genitori ed insegnanti. Per questa ragione, non vengono attivate strategie educative tempestive ed efficaci. Il disturbo della condotta si struttura in scuola elementare con il reiterarsi di comportamenti violenti, oppositivi e antisociali sui quali il bambino costruisce la propria identità ed una modalità coatta di relazione con il mondo.
Il compito cui siamo chiamati come tecnici della salute mentale è quella di progettare ed attuare strategie condivise con gli insegnanti delle scuole materne ed i pediatri per riconoscere i bambini a rischio e mettere in atto interventi psicoeducativi precoci, per permettere a questi bambini di aumentare e modulare il proprio repertorio comportamentale e relazionale.
La vera tragedia di Franti è il rischio di ripetere all'infinito comportamenti disfunzionali che lo ingabbiano in schemi rigidi senza possibilità di scelta.

Dipartimento Interaziendale di Neuropsichiatria dell'Età Evolutiva
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