"… trema davanti a Garrone, e picchia il muratorino perché è piccolo; tormenta Crossi perché ha il braccio morto; schernisce Precossi che tutti rispettano, burla perfino Robetti, quello della seconda, che cammina con le stampelle per aver salvato un bambino…. Provoca tutti i più deboli di lui, e quando fa a pugni, si inferocisce e tira a far male. Non teme nulla, ride in faccia al maestro, ruba quando può, nega con una faccia invetriata, è sempre in lite con qualcheduno, si porta a scuola degli spilloni per punzecchiare i vicini…"
Il Franti del libro Cuore di Edmondo De Amicis (1886) si aggira ancora nelle
nostre scuole e la descrizione del "Disturbo della Condotta" che troviamo
nei Manuali Diagnostici Psichiatrici sembra calzargli a pennello.
Forse al giorno d'oggi non potremo più proporre per lui l'espulsione da
tutte le scuole del Regno e la detenzione in una struttura correzionale, ma
come il buon maestro Perboni ed i genitori ci ritroveremo incapaci di
gestirlo a scuola e a casa. Fortunatamente le stime epidemiologiche parlano
di un disturbo della condotta su diecimila ragazzi, ma quando il
comportamento persiste da più anni le normali strategie educative, le
terapie psicologiche, i farmaci si rivelano sempre inefficaci a modificarlo.
I disturbi della condotta strutturati, anticamera dei comportamenti
antisociali in età adulta, infatti non rispondono alle terapie
convenzionali, così come sembrano sfuggire ai nostri consueti modelli
interpretativi sociali o psicologici, che non riescono a comprendere le
ragioni della mancanza di empatia, della cattiveria gratuita ed esagerata di
questi bambini e ragazzi.
Solo interventi prolungati, intensivi che coinvolgano il ragazzo, il nucleo
familiare e tutto l'ambiente che li circonda possono, almeno in parte,
ridurre la gravità dei sintomi e della prognosi in età adulta.
Questi disturbi sono quasi sempre preceduti da comportamenti iperattivi e
aggressivi in scuola materna, sottovalutati da genitori ed insegnanti. Per
questa ragione, non vengono attivate strategie educative tempestive ed
efficaci. Il disturbo della condotta si struttura in scuola elementare con
il reiterarsi di comportamenti violenti, oppositivi e antisociali sui quali
il bambino costruisce la propria identità ed una modalità coatta di
relazione con il mondo.
Il compito cui siamo chiamati come tecnici della salute mentale è quella di
progettare ed attuare strategie condivise con gli insegnanti delle scuole
materne ed i pediatri per riconoscere i bambini a rischio e mettere in atto
interventi psicoeducativi precoci, per permettere a questi bambini di
aumentare e modulare il proprio repertorio comportamentale e relazionale.
La vera tragedia di Franti è il rischio di ripetere all'infinito
comportamenti disfunzionali che lo ingabbiano in schemi rigidi senza
possibilità di scelta.